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San Donato in Greti

La chiesa di San Donato apparteneva fin dal Duecento al plebato di Sant’Ansano in Greti, lembo estremo della diocesi di Pistoia. Nel 1254 apparteneva ai conti Guidi, i signori di Vinci. Al tempo di Leonardo nel popolo di San Donato in Greti, in località Mercatale, si trovava probabilmente la fornace dove lavorava l’Accattabriga, l’uomo che aveva sposato Caterina, la madre di Leonardo. Dalla zona di Campo Zeppi a San Pantaleo, località famosa perché ancora si trova conservata la casa della Caterina, è possibile raggiungere i bei poggi del popolo di San Bartolomeo a Streda, dove la famiglia di Leonardo possedeva i suoi vigneti più produttivi, e arrivare alle località di Mercatale e San Donato, in val di Streda, fino a Collegonzi, dove una rete di vie vicinali si snodano sulle colline ricche dei famosi “nichi” di Leonardo.

La più antica attestazione della chiesa risale alla metà del Duecento, nel 1254, quando la ecclesia de Sancto Donato de Greti viene ceduta, assieme al castello di Collegonzi, alla pieve di Greti e ad altre chiese dello stesso plebato, alla città di Firenze. Si tratta della vendita dei beni che appartenevano, a quel tempo, alla potente famiglia comitale dei Guidi, che già dalla fine dell’XI secolo possedevano, in finibus Greti, anche i castelli di Cerreto Guidi e Vinci. Nello stesso documento la famiglia comitale cedette a Firenze una serie di diritti di passaggio fra cui anche quelli relativi alla curia del castello di Collegonzi. Fra questi viene menzionato il pedaggio ovverosia passaggio de Sancto Donato, oltre a quello de Sovilliana.
Oggi non rimane niente della chiesa dei conti Guidi: l’edificio attuale, infatti, dalle linee esterne di sapore neoclassico, è il frutto di una ricostruzione ottocentesca. Una lapide sulla facciata ricorda che l’impegno economico del cantiere della nuova chiesa fu sostenuto, nel 1838, dal parroco Lorenzo Picchiotti e dai “popolani”, le anime del popolo della parrocchia di San Donato in Greti. La facciata, tripartita da quattro lesene, presenta un semplice portale d'ingresso in pietra serena lavorata. L’edificio ad aula, a navata unica coperta a capriate lignee, culmina nella zona absidale con la tribuna delimitata in altezza da una piccola cupola. A completare lo stile neoclassico dell'interno troviamo le due colonne laterali di ordine ionico, appoggiate sui gradini d'accesso al presbiterio, che sorreggono l'arco che divide la copertura del corpo di fabbrica dalla cupola. L'edificio è sormontato da un piccolo campanile a vela all'interno del quale sono custodite due campane in bronzo che, sulla base delle iscrizioni gotiche che vi figurano dovrebbero essere appartenute alla chiesa più antica, trattandosi di manufatti databili al secolo XIV. All'interno sono presenti tre altari costituiti dalla sola mensa, di recente fattura. L’opera di maggior pregio è sicuramente il dipinto cinquecentesco che le visite pastorali ricordano collocato sopra l’altare maggiore a partire dal 1549. Si tratta di una Madonna con il Bambino tra i santi Donato e Antonio Abate. La presenza del santo titolare conferma che l’opera è stata eseguita proprio per la chiesa di San Donato in Greti, ed è stata attribuita da Paolo Benassai ad un lavoro degli anni venti del Cinquecento del pittore fiorentino Giovanni Antonio Sogliani. Sull'altare maggiore è oggi posto un crocifisso ottocentesco in legno intagliato a tutto tondo, di scuola fiorentina mentre lungo le pareti laterali si possono ammirare le incisioni di Luigi Sabatelli raffiguranti le stazioni della Via Crucis.
A cura di
Silvia Leporatti
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